Liber

Marianna De Pilla

Cassandra Rocca, autrice di favole moderne e sbarazzine

Cassandra Rocca, autrice di favole moderne e sbarazzine

Cassandra Rocca è di origini siciliane e vive a Genova. Nella vita di tutti i giorni lavora come educatrice infantile, ma dedica il tempo che le resta al suo amore più grande: i libri. Newton Compton ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Tutta colpa di New York, che ha riscosso un inaspettato successo, rimanendo per settimane ai primi posti delle classifiche, anche in quelle degli store online, Una notte d’amore a New York e Mi sposo a New York. Solo in versione ebook In amore tutto può succedere, Tutta colpa della gelosia e nell’antologia Baci d’estate il racconto L’alba nei tuoi occhi. E qualche mese fa “Ho voglia di innamorarmi”.

E ora la parola all’autrice.

 

Cassandra, benvenuta nel mio blog!

Non hai bisogno di presentazioni, i tuoi lettori ne sono la prova vivente! Ma se proprio dovessi, quale parole useresti per mostrarti al pubblico?

Intanto grazie per avermi ospitata, è un vero piacere essere qui.

Quanto al descrivermi, non sono molto brava a farlo. Mantenendomi sul banale, direi che sono una ragazza di trentaquattro anni, genovese, che nella vita di tutti i giorni è un’educatrice infantile e nel resto del tempo scrive per la Newton Compton. Sono una persona semplice, timida, riservata. Amo scrivere, lo faccio da che ho memoria e mi piace che le persone mi conoscano attraverso il mio lavoro, perché credo possano scoprire molto di più su di me attraverso le mie storie.

 

Un pozzo senza fondo… la tua vena creativa! Quando è cominciata?

Non lo ricordo. La mia mente è sempre stata esageratamente fantasiosa, da bambina inventavo di sana pianta i giochi che poi proponevo a mia sorella (li segnavo su un quaderno che ho da poco ritrovato in una scatola!), poi sono passata ai racconti e infine ai romanzi veri e propri. A volte creo trame da libro anche dormendo, la mia mente lavora per conto suo.

 

Mi sono sempre chiesta se i tuoi personaggi si impongono nella tua mente o se tu li vai a cercare in luoghi sconosciuti e gli dai nuova vita…

Arrivano da soli. Sono una sorta di amici immaginari, vivono tutti nella mia testa e a turno si presentano! (Ora capisco perché la gente mi considera un po’ strana…).

 

Genovese, di origini siciliane. Tutti i tuoi romanzi sono però ambientati in America, perché?

Perché adoro gli Stati Uniti, non so nemmeno il motivo. Ambientavo le mie storie in America anche quando scrivevo per me stessa, quindi non lo faccio per seguire una moda. Ho sempre sognato di fare un viaggio “on the road” attraversando gli States e visitare tutti i luoghi che ho sempre ammirato solo in fotografia, perciò nell’attesa viaggio di fantasia e appago quel desiderio attraverso i miei personaggi.

 

I protagonisti dei tuoi romanzi sono sempre opposti: Clover la sbadata e frizzante personal shopper e Cade l’attore bello, ricco e famoso; Zoe la seducente e Eric il nerd; l’algida e sempre a dieta Liberty e Zack il padre amorevole e cuoco divino; la timida e “quasi” suora Heaven e il belloccio e sfacciato David. Sei una sostenitrice degli opposti si attraggono?

Trovo che due caratteri diversi, non solo si attraggano ma addirittura si completino. Ciò che manca all’uno può esistere nell’altro, e viceversa. In questo modo, insieme, possono essere perfetti.

 

Nei tuoi romanzi sei passata da New York a Los Angeles… cambio di rotta e sei ore di volo. Con quale spirito ha affrontato tutto ciò?

Senza troppi problemi. Quando delineo una storia scelgo la città che più si adatta a trama e personaggi, e poi inizio a documentarmi fino all’ossessione. Non essendo mai stata in America, ho la necessità di conoscere tutto, nei minimi dettagli, per poter rendere al meglio le descrizioni. Perciò, quando inizio la stesura, ne so abbastanza da sentirmi a casa.

 

Che storia è “Un’amore all’improvviso” ambientata in Messico?

Si tratta di una breve novella inserita nell’antologia “Baci D’estate”, che contiene altri quattro racconti scritti da altrettante autrici italiane, poi uscito successivamente anche in ebook. Una storia breve che parla di un amore nato durante l’estate, tra una ragazza timida e amante dei libri e un ragazzo bellissimo, abituato ad avere tutto, e proprio per questo annoiato dalla routine.

 

Ho amato tutti i tuoi romanzi ma credo che  “Ho voglia  di innamorarmi” sia il mio preferito. Se non altro l’ho divorato in mezza giornata. La storia di Heaven e David, di questa santarellina acqua e sapone e del suo antidoto David, la promenade sul lungomare che li porta a conoscersi, il loro perdersi per poi ritrovarsi e quello struggersi per cercare di stare lontani e non ferirsi… Emozionante. Cosa hai voluto trasmetterci con questa vicenda?

La necessità di apprezzarsi e non lasciarsi soffocare dal giudizio e dalle opinioni altrui. Heaven è la figlia di un uomo molto severo e dalle idee ben precise, che si sente sempre divisa tra la voglia di essere come realmente si sente e quella di risultare perfetta agli occhi degli altri. Questo dualismo spesso ci porta a soffocare la nostra vera natura e a perdere di vista la nostra strada. Heaven, nel romanzo, si ritrova anche grazie a David, così diverso ma, allo stesso tempo, pieno di insicurezze proprio come lei. A fare la differenza, a volte, è solo il modo di affrontarle.

 

Torniamo a New York e a tutti i tuoi romanzi ivi ambientati. Si tratta di tre storie autoconclusive, ma comunque concatenate, in quanto i protagonisti di Tutta Colpa di New York, ce li ritroviamo anche in Una notte d’amore a New York e Mi sposo a New York. Quando hai iniziato a scrivere di loro, era proprio questa l’idea, o tutto è cambiato strada facendo?

Quando ho iniziato a scrivere la storia di Clover e Cade, la mia idea era di buttare giù un semplice racconto natalizio. Non scrivevo da tempo ed ero bloccata, pensavo di smuovere le acque con qualcosa di poco impegnativo. Ma poi i personaggi mi hanno preso la mano e i co-protagonisti hanno iniziato a far sentire anche le loro voci. Avevo già scritto il secondo volume quando sono stata contattata dalla Newton Compton, e stavo per iniziare il terzo.

 

Il lieto fine c’è in tutti i tuoi romanzi. Però di Cade e Clover e Eric e Zoe ci hai raccontato anche il dopo “e vissero felici e contenti”. Cosa accade in “In amore tutto può succedere” e in “Tutta colpa della gelosia”?

Sono due brevi novelle che raccontano un episodio successivo alla fine dei romanzi in questione. Nel caso di “Tutta colpa di New York”, vedremo quindi la prima uscita ufficiale tra Clover e Cade, non più a New York, ossia nel mondo di lei, ma nella realtà quotidiana di lui, con tanto di red carpet hollywoodiano. Nella novella successiva a “Una notte d’amore a New York”, invece, vediamo una coppia così fresca da essere ancora insicura. Eric, soprattutto, è ancora frastornato e pieno di paure, perciò spetterà a Zoe, questa volta, dimostrargli che è assolutamente certa dei suoi sentimenti.

Ci tengo a precisare, per le lettrici che non leggono in digitale, che sono due racconti molto brevi, scritti in un secondo momento, che non aggiungono nulla di fondamentale alle storie già narrate nei rispettivi romanzi. Mi piace paragonarli ai contenuti extra di un film che a volte si trovano nei DVD. Né più né meno. Oltretutto, ora si possono trovare anche in cartaceo all’interno del volume unico che racchiude tutta la serie, e che si intitola proprio “Tutta colpa di New York – La serie completa”.

 

Ho notato che, pur essendo storie d’amore, non c’è mai l’erotismo, come ultimamente succede invece nella maggior parte dei romance… Come mai?

Non amo le storie troppo “crude” dal punto di vista intimo, preferisco una storia più delicata, che lasci a me e agli altri la possibilità di immaginare cosa succede in camera da letto, senza trattati di anatomia o contorsionismi vari. Sono caratterialmente timida e l’idea di descrivere scene tanto dettagliate mi imbarazza. Insomma, l’erotico non è nelle mie corde, preferisco la sensualità, che oltretutto trovo più adatta alle lettrici più giovani.

 

Qual è il tuo rapporto con i lettori?

Bellissimo, ho una pagina Facebook che curo personalmente, dove interagisco con loro. Mi piace leggere i loro messaggi, conoscere le loro opinioni, fare sondaggi e capire cosa vogliono e cosa provano leggendomi.

 

Quanto temi le recensioni?

Inizialmente tantissimo, ne ero terrorizzata. Essendo molto insicura, ogni giudizio veniva preso sul personale e mi faceva stare male. Ora va molto meglio, ho imparato a scindere le critiche “costruttive” dagli insulti gratuiti. E poi, in realtà non posso proprio lamentarmi: i lettori sono sempre molto buoni con me.

 

La cosa più bella e la cosa più brutta da quando sei diventata una scrittrice?

La più bella è senz’altro vedere le mie storie attraverso gli occhi altrui, rendermi conto di quante emozioni suscitano, sapere che arrivano al cuore o strappano sorrisi. La più “brutta” è forse l’ansia da prestazione: prima scrivevo solo per me e non aveva importanza il risultato finale, adesso sì. Essere sempre all’altezza delle aspettative delle lettrici mi agita sempre molto, ma fa parte del gioco e quindi va bene così.

 

E’ più dura per te tenere a bada il tuo estro fantasioso o cercare di tenere alta la soglia delle aspettative dei tuoi lettori?

La seconda. Mi sento ancora una miracolata e di conseguenza ho sempre paura che un giorno le lettrici si sveglino e smettano di leggermi, non considerandomi all’altezza. Il mio estro creativo, invece, dubito si esaurirà mai.

 

Crisi dello scrittore, tanto temute… mai avute? Se sì, hai qualche rimedio naturale per farle passare?

Certo che sì, le ho avute e sono durate anche parecchio. Addirittura un paio d’anni, prima di scrivere “Tutta colpa di New York”. Purtroppo non esiste un rimedio, di solito aspetto che passi, provando a capire il perché del blocco.

 

Hai un rituale, un portafortuna per l’uscita di ogni nuovo romanzo?

No, nessuno, non sono scaramantica. L’unica cosa che faccio sempre, è non parlare del romanzo prima che sia resa pubblica la trama ufficiale.

 

A proposito di nuovi romanzi… Cosa ci riservi per il futuro? Dacci qualche anticipazione.

Sto lavorando al nuovo romanzo, che non so ancora quando uscirà. Penso alla fine dell’anno, o all’inizio del 2017 al più tardi. Sarà ancora una commedia romantica, ormai il mio marchio di fabbrica, e non farà parte di una serie.

 

Sceneggeresti i tuoi romanzi?

Mi piacerebbe tantissimo! Da appassionata di commedie americane, vedere la trasposizione cinematografica di un mio romanzo sarebbe un altro sogno che si avvera.

 

Assegna una colonna sonora a ogni tuo romanzo.

Domanda difficile, ma ci proviamo.

Per “Tutta colpa di New York” ci vuole un pezzo natalizio. Ci sono tantissime canzoni che adoro, ma quella che più mi fa pensare a Clover e Cade è l’ultima di Michael Bublè: “The more you give (the more you’ll have)”.

A “Una notte d’amore a New York” assegnerei “Da ya think i’m sexy” di Rod Stewart, perché è citato all’interno del romanzo, mentre a “Mi Sposo a New York” senza dubbio “You Can’t hurry love”, perché è la canzone sulla quale Liberty e Zack ballano insieme alla piccola Candice durante una gara di pattinaggio.

Per “Ho voglia di innamorarmi” ho avuto più canzoni in testa nel corso della stesura, ma quella che al momento mi ricorda maggiormente la storia tra Heaven e David è “Smeraldo” di Tiziano Ferro.

 

Autocitati

“A chi continua a credere, nonostante tutto”. È la dedica iniziale di “Tutta colpa di New York” e racchiude alla perfezione il significato di ogni mio romanzo.

 

La domanda che ti aspettavi e non ti ho fatto. Se vuoi fatti la domanda e datti la risposta.

Nessuna. Il che significa che sei stata brava! 😉

 

Grazie infinite Cassandra Rocca per la gentilezza e disponibilità mostrata.

© Riproduzione Riservata
Tags

Marianna De Pilla

Nata nella splendida cornice del Gargano, avvocato, speaker di Civico93.it, famosa webradio pugliese, appassionata di fotografia, ma soprattutto accanita lettrice. Su www.civico93.it conduce, fra l’altro, un programma, LIBER, che si occupa di cultura, libri e soprattutto di interviste agli autori italiani. Questo blog nasce dall’idea di creare un connubio fra radio e blog, e di sottrarvi, attraverso le parole profuse dagli scrittori, alle vostre schiavitù quotidiane. Perché leggere è libertà, esattamente come amare e sognare (cit.D.P.)

Utenti online