Liber

Marianna De Pilla

Giuseppina Torregrossa, scrittrice della “sicilianità”

Giuseppina Torregrossa, scrittrice della “sicilianità”

Giuseppina Torregrossa è siciliana, ginecologa e scrittrice. Ha raggiunto il successo editoriale grazie a “Il conto delle minne“, edito dalla Mondadori. Attuali, ironiche e dalle tinte forti sono le sue storie che hanno come protagonista la donna e la Trinacria. Ha scritto anche “L’assaggiatrice”, “Panza e Prisenza”, “Adele”, “Manna e miele, ferro e fuoco”, “La miscela segreta di casa Olivares”, “A Santiago con Celeste”. Il suo ultimo romanzo, edito da Rizzoli, è “Il figlio maschio”.

Ora, però, la parola all’autrice che ringrazio vivamente

 

Il figlio maschio” è il suo ultimo romanzo. La trama è più o meno questa: parte dalla Sicilia del 1924 e racconta una storia a cavallo di una quarantina d’anni. La protagonista femminile principale è Concetta Russo, che ha poco più di 40 anni, all’inizio del romanzo, e ha 12 figli avuti dal marito Turiddu Ciuni. Un matrimonio riuscito il loro, fondato sull’amore, sulla passione che li unisce e sul rispetto reciproco. E una sola divergenza di opinioni. Perché per Turiddi è logico e naturale che i suoi figli maschi si occupino del feudo di Testasecca, mentre Concetta ha altre ispirazioni per i suoi figli: devono essere istruiti. Inutile dire che Concetta la spunterà; è una donna forte e procace che sa come riuscire nel suo intento. Pertanto, le chiedo come nasce questa storia?

La storia nasce per caso, è una storia quasi vera, nel senso che la famiglia Ciuni è realmente esistita. Una famiglia diventata importante solo in seguito, perchè all’origine era poverissima; infatti don Turiddu Ciuni aveva  solo il feudo di Testasecca. Il figlio Filippo, grazie alla caparbietà della madre e all’aiuto della sorella Concettina riuscì a diventare prima proprietario di una libreria a Palermo in piazza Verdi, tra l’altro molto conosciuta, e poi diventò Editore. E come editore fu subito di fama nazionale, perché pubblicò Croce in pieno regima fascista. Quindi, la storia, le dicevo, nasce per caso perché ho incontrato gli eredi di Ciuni, che a loro volta sono editrici. Si tratta di Adalgisa Cavallotto e delle sue tre figlie, che continuano a fare delle piccole pubblicazioni ed edizioni, oltre ad avere due librerie a Catania. Parlando con Adalgisa, mi racconta della bellissima storia d’amore con suo marito Vito, qualcosa di così intenso che persiste anche dopo la morte di quest’ultimo. Sa, all’inizio pensavo di scrivere una storia proprio su questo amore, però scavando nell’albero genealogico di Adalgisa, mi rendo conto che c’è un destino comune che unisce Adalgisa ai suoi fratelli, cugini e nipoti, ovvero una passione per i libri e per l’editoria. Vito Cavallotto era infatti il figlio di Filippo Ciuni, che aveva formato una schiatta di librai a Palermo, oltre ad essere nipote dell’importante critico letterario Luigi Russo. Impossibile non raccontarla, ecco.

 

A dispetto del titolo, le vere protagoniste de “Il figlio maschio” sono le donne. Come sono queste donne?

Guardi, chi è siciliano lo sa: il figlio maschio tutti lo attendono, almeno uno in famiglia. Contestualizzando l’epoca in cui nasce questa storia, negli anni ’20 benchè Concettina Ciuni, la figlia di Concetta Russo, avesse la quinta elementare e la passione per i libri, era impensabile che potesse fare la libraia in prima persona. Come riuscirci dunque? Aiutando suo fratello Filippo Ciuni, riuscì a realizzare il suo sogno, che poi era chiaramente quello di aprire una libreria. Quando fu costretta Concettina a tornare al suo paese per convolare a nozze combinate con Giuseppe Cavallotto, Concettina continua a sognare e lo fa attraverso suo figlio Vito. Quando Vito muore, per fortuna i tempi erano cambiati, e così sia la moglie che le figlie di Vito continuano la tradizione di famiglia. Quindi, diciamo che il figlio maschio è il desiderio di ogni madre siciliana, ma le donne siciliane sono poi quelle che riescono a tessere le storie e a realizzarle, non solo a raccontarle. Sono donne forti, volitive che sono capaci di agire nelle retrovie. Non li vediamo mai in prima fila, ma agiscono da dietro e sono loro poi che disegnano i destini.

 

Sono quelle donne che fanno grande un uomo…

Si…diciamo che le donne in sé e per sé sono delle grandi donne. Noi non le vediamo e immaginiamo che la grandezza di una famiglia sia la grandezza di quell’uomo e che dietro tutto questo ci sia una grande donna. In realtà, a me non piace molto questo detto. Io dico che all’interno di ogni famiglia, c’è sempre una grande donna, ovvero quella che è capace di tenere insieme i legami.

 

I suoi romanzi sono uno spaccato della “sicilianità”, soprattutto appaiono come delle vere e proprie saghe familiari. La sua è una scelta voluta o dovuta ai suoi personaggi che reclamano di essere raccontati?

Volutamente scelgo di parlare della mia terra a cui, tra l’altro sono molto legata, perché è una terra ricca di passioni e contraddizioni, che di conseguenza genera conflitti. Non c’è storia senza conflitti. Anche il cinema, la televisione, tutto vive di conflitti. La Sicilia, è un icona però, oggi funziona come il mito greco, perché quello che accade qua è spendibile su tutto il territorio nazionale, se non internazionale.

 

Lei è una donna di scienza, un medico ma non ha mai scritto una storia che vede la medicina come protagonista, perché?

La medicina è in ogni rigo dei miei romanzi. Non ho mai raccontato di un medico come ha fatto Cronin ne “La cittadella”. Non saprei dirle perché, però se lei vede c’è attenzione al corpo in ogni manifestazione, in tutti i miei romanzi. Diciamo che la storia di un medico non mi è mai venuta, chissà che in futuro non accolga il suo suggerimento…

 

A quale progetto romanzato sta lavorando adesso? Ci può anticipare qualcosa?

Sto scrivendo una storia sull’immigrazioni, o meglio sugli immigrati che sbarcano in Sicilia, negli anni ‘60. Una comunità di africani, bengalesi, indiani…che oramai fanno parte della Palermo multietinica. La Sicilia del resto, e in particolare Palermo, è stata sempre metà di immigrazione. Abbiamo imparato a fare il pane dai francesi, dagli spagnoli abbiamo appreso il gusto per una cucina opulenta, e abbiamo fatto tesoro della cultura araba. Abbiamo accolto tutti, abbiamo preso il meglio di ognuno di loro, senza per questo perdere la nostra identità. Abbiamo aperte le porte a tutti e quando se ne sono voluti andare non li abbiamo trattenuti. E oggi, succede ancora tutto questo, non abbiamo quartieri ghetto ma viviamo a stretto contatto con loro. Voglio raccontare di una Sicilia “laboratorio” di umanità, che possa fungere da esempio per altri popoli, magari anche internazionali?!?

 

Ha sempre pubblicato con grandi case editrici come la Mondadori e la Rizzoli. Attualmente c’è un vasto mondo self-publishing…lei pubblicherebbe mai in self?

No, perché la casa editrice non è solo una casa che stampa, ma arricchisce l’autore. Nelle case editrici serie, non parlo esclusivamente di quelle dei grandi gruppi, ma faccio riferimento anche a quelle piccole case editrici indipendenti, c’è lo scambio con l’editor che permette all’autore di esprimere al meglio le proprie potenzialità. Nel self-publishing questo filtro non c’è e questo permette che un sacco di robaccia venga immessa sul mercato. Quindi, una grandissima perdita di tempo per chi legge e false aspettative per chi scrive. Pensare di avere stampato un libro senza l’appoggio di una casa editrice, è come andare dal tipografo. Ma questo non significa avere una storia buona da raccontare. Vero è che pure le case editrici fanno degli errori madornali, ma resta pur sempre il fatto, per me, che il self-publishing sia una trappola per i lettori e per gli autori.

 

E se volete saperne di più dalla viva voce di Giuseppina Torregrossa, vi lascio il link della mia intervista radiofonica  http://www.civico93.it/index.php/programmi/liber/

 

Per ringraziare Giuseppina Torregrossa, che racconta il bello della sua terra, la saluto con questa massima:

L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita. (Goethe)

 

Marianna De Pilla

© Riproduzione Riservata
Tags

Marianna De Pilla

Nata nella splendida cornice del Gargano, avvocato, speaker di Civico93.it, famosa webradio pugliese, appassionata di fotografia, ma soprattutto accanita lettrice. Su www.civico93.it conduce, fra l’altro, un programma, LIBER, che si occupa di cultura, libri e soprattutto di interviste agli autori italiani. Questo blog nasce dall’idea di creare un connubio fra radio e blog, e di sottrarvi, attraverso le parole profuse dagli scrittori, alle vostre schiavitù quotidiane. Perché leggere è libertà, esattamente come amare e sognare (cit.D.P.)

Utenti online